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La nuova Direttiva Europea, colloquialmente nota come “Case Green“, rappresenta un grande salto in avanti nella trasformazione del nostro modo di vivere e costruire, puntando a un futuro più verde e sostenibile. 

All’interno di questo articolo vedremo insieme ciò che c’è da sapere a proposito. Una volta divenuta legge,  la Direttiva cambierà il volto delle nostre case e città. E tutto questo andrà a influire sul lavoro degli studi tecnici.

In cosa consiste la Direttiva Europea Case Green?

La Direttiva Europea Case Green, formalmente chiamata EPBD (Energy Performance of Buildings Directive), mira a ridurre drasticamente il consumo energetico e le emissioni di gas a effetto serra degli edifici, che attualmente rappresentano il 40% del consumo energetico finale e il 36% delle emissioni di gas serra legate all’energia nell’Unione Europea. I lavori di revisione di questa direttiva sono iniziati in seno alla Commissione Europea nel dicembre 2021. Al momento, la direttiva è in fase di approvazione, con un accordo politico provvisorio raggiunto il 7 dicembre 2023.

La direttiva, in particolare, rientra in un più ampio piano di proposte, il Fit for 55, a sua volta incluso nel cosiddetto Green Deal Europeo, che ha come meta il 2050.

“Pronti per il 55%” è il pacchetto di interventi con cui l’UE si è posta come obbligo giuridico la riduzione delle emissioni di gas serra; la riduzione deve essere di almeno il 55% entro il 2030, rispetto ai valori del 1990.

Quali sono gli obiettivi della Direttiva UE?

La Direttiva Case Green è stata ideata con degli obiettivi ambiziosi: rendere tutti i nuovi edifici a emissioni zero entro il 2030 e trasformare gli edifici esistenti in strutture a emissioni zero entro il 2050. A questo scopo, prevede:

  • L’introduzione di requisiti minimi di prestazione energetica per gli edifici nuovi o sottoposti a ristrutturazione;
  • L’emissione di certificati di efficienza energetica degli edifici;
  • Ispezioni periodiche dei sistemi di climatizzazione;
  • L’uso di energie rinnovabili negli edifici;
  • La formazione di professionisti nel settore dell’efficienza energetica degli edifici;
  • Campagne di informazione rivolte ai cittadini.

Riqualificazione edifici e classi energetiche da raggiungere

La direttiva EPDB deve ancora essere sottoposta all’approvazione finale da parte del Parlamento Europeo (si ipotizza durante la sessione di marzo 2024) ma con l’ultima revisione del 15 gennaio scorso, la commissione ITRE (Industria, ricerca ed energia) ha determinato questi paletti:

  • A partire dal 2028 tutti i nuovi edifici pubblici dovranno essere costruiti per essere a emissioni zero. Per i nuovi edifici residenziali, questo standard si applicherà a partire dal 2030
  • Ristrutturazioni: per l’ambito non residenziale, i commissari hanno stabilito che almeno il 16% degli edifici con le peggiori prestazioni sarà destinato ad adeguamento energetico entro il 2030 e il 26% entro il 2033. 
  • Quanto alla ristrutturazione degli edifici residenziali, si applicherà un obiettivo medio calcolato su tutto il settore (non su specifiche classi energetiche), con una riduzione del consumo energetico del 16% nel 2030 e del 20-22% entro il 2035.
  • È stato posticipato dal 2035 al 2040 l’obbligo di dire addio alle caldaie alimentate da combustibili fossili per il raffrescamento e riscaldamento delle case.
  • Rispetto all’installazione di pannelli solari sui tetti, l’obbligo riguarderà solo i nuovi edifici, gli edifici pubblici a partire dal 2026 e quelli non residenziali dal 2030.

Gli intenti del legislatore Europeo sono chiari. Ricordiamo che in Italia le unità immobiliari residenziali collocate nella classe energetica G sono circa 12,5 milioni, su un totale di 35 milioni case (da una stima Enea/Istat/Agenzia delle Entrate). In base a quest’ultima riscrittura della EPDB però l’obbligo di raggiungere un determinato target di efficienza energetica graverà sull’insieme del patrimonio edilizio di ogni Stato e non più sugli edifici di proprietà dei singoli. Si capirà più avanti con quali pesi e parametri l’Italia vorrà intervenire e se le misure adottate saranno indirizzate verso alcune specifiche classi energetiche o basterà perseguire l’efficientamento, al di là della classe di partenza. 

Immobili esclusi dalla Direttiva

Gli edifici che al momento rimarrebbero fuori dal perimetro degli obblighi della Direttiva sono:

  • Monumenti;
  • Edifici con particolare valore storico e architettonico;
  • Chiese e altri luoghi di culto;
  • Edifici a uso temporaneo;
  • Seconde case utilizzate per meno di quattro mesi all’anno;
  • Abitazioni unifamiliari di superficie inferiore a 50 metri quadri.

Sanzioni e bonus fiscali

Il dettaglio su eventuali bonus fiscali, detrazioni e sanzioni verrà definito dalle norme attuative nazionali. Sarà fondamentale monitorare come le leggi nazionali si evolveranno in questo ambito, soprattutto alla luce delle esperienze precedenti come il superbonus 110%.

Cosa comporterà la Direttiva per gli studi tecnici?

La direttiva avrà un impatto significativo sugli studi tecnici, inclusi architetti, ingegneri e altri professionisti del settore. Sarà necessario aggiornarsi sulle nuove normative, adeguare le competenze professionali e focalizzarsi su strategie di riqualificazione energetica efficiente. Gli studi tecnici dovranno essere pronti a rispondere alle nuove esigenze del mercato e guidare i clienti attraverso il processo di adeguamento agli standard Case Green.

Conclusione

La Direttiva Case Green apre un nuovo capitolo per l’Europa nel campo della sostenibilità energetica e dell’edilizia. Per architetti, geometri, ingegneri, impresari, operatori del settore edile e proprietari di casa, questo è un momento di aspettativa e speranza. C’è l’entusiasmo per un cambiamento positivo, ma anche la consapevolezza che una normativa poco chiara o difficile da applicare potrebbe generare insoddisfazione e confusione. Nonostante queste incertezze, è essenziale continuare a lavorare con impegno e ottimismo.

Il rischio maggiore sarebbe lasciare il patrimonio edilizio italiano intrappolato nella sua “immobilità”, vittima dell’invecchiamento e delle inefficienze energetiche. La sfida è dunque duplice: da un lato, garantire che le nuove norme siano praticabili e efficaci, dall’altro, assicurarsi che il settore edilizio si adatti rapidamente per non restare indietro.

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